giovedì 20 gennaio 2011

La donna che non è morta abbastanza

Introduco il discorso Hitchcock, ossia la zona operativa della mia tesi, con una piccola esperienza personale. Una sorta di epifania, non la sola, fortunatamente, che ha legato profondamente il mio vissuto con le immagini di una splendida pellicola: Vertigo o La donna che visse due volte.

Questo è il primo dei post “personali” di questa nuova direzione editoriale de L'Occhio Scavatore,  potrebbe essere utile a dissociarmi dall'immagine del critico senza cuore che si diverte a smontare il lavoro degli altri (quando se lo merita) o si lamenta dell'immaturità dello spettatore cinematografico attuale (mi diverte che la gente esulti per il successo al botteghino di Checco Zalone rispetto al cine-panettone, mi diverte assai).

Chi mi conosce sa bene che il mio sport preferito, oltre l'ozio da divano ed il giudizio a livello agonistico, è lamentarmi della mia situazione sentimentale. Oggi, di questa antica e nobile occupazione, rimane solamente un ricordo sbiadito. Eppure c'è stato un tempo in cui riflettevo giorno e notte su questa problematica, senza mai riuscire a distogliere il mio pensiero o prendere sonno. Era un chiodo fisso, volevo trovare l'origine della mia insoddisfazione e, magari, una possibile soluzione a questo problema.
Un giorno ebbi la rivelazione. Citando dalle pagine di un quadernino da appunti:

“Riesco ad amare solo se controluce”

Alle prime non ho preso troppo sul serio questa immagine perché, forse, non era stata messa a fuoco del tutto. Con il tempo, però, conoscendo altre persone e vivendo la vita di tutti i giorni, mi sono sempre di più convinto di questa mia particolare tendenza.
Concentrandomi per tanti mesi sulle pellicole del maestro della suspence ed in particolare, vedendo e rivedendo il film Vertigo sotto “consiglio” di Slavoj Žižek, ho finalmente capito quale fosse il mio problema. L'ho riconosciuto alla perfezione in una delle molteplici inquadrature soggettive che caratterizzano questo, come tanti altri, film di Hitchcock. In particolare questi due fotogrammi:




Io, così come il protagonista del film Scottie, tendo a riempire l'oggetto del mio desiderio di una serie di aspettative, sogni, speranze ed illusioni che non fanno parte della costituzione di quella persona. Sono una mia proiezione, un mio fantasma. Scottie non amerà mai Judy se non travestendola da Madeleine, la donna amata e perduta alla quale lei sembra assomigliare così tanto.
L'amore, come il resto delle passioni umane, è un gioco pericoloso senza dubbio. Una mossa sbagliata potrebbe influire su tutto l'andamento della partita.

Il cinema, specialmente questo cinema, può essere il nostro psicologo personale, a disposizione 24/7. Un buon film, così come un buon amico, riesce a consigliarti sul da farsi e aiutarti a comprendere bene l'esistenza.

Non bisogna aver paura di guardare e lasciarsi guardare.

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